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MessaggioInviato: Mar Lug 22, 2008 11:59 pm Rispondi citando Back to top

Clic. Il rumore sordo del telecomando che apre le portiere. Era di nuovo lì dentro con la solita sensazione. Doveva spostare di nuovo il sedile per ritrovare la posizione sui pedali. Non è che fosse nettamente più avanti o più indietro ma semplicemente non era al posto giusto.
Forse era solo più riposata della sera prima quando aveva parcheggiato nel vialetto della sua villetta di periferia, zona mare, ed aveva gli arti un po’ più distesi.
Serena fece le solite commissioni, poi rientrò a casa.
“Giorgio, hai per caso preso la mia macchina?” chiese senza convinzione.
“Che dici, se sei tornata che io già dormivo!”
“Già”, si disse.
Da quando aveva comprato quell’auto usata sei mesi prima, aveva già fatto molti chilometri. Era stata scelta per lei da suo marito che in viaggio con un collega, l’aveva vista in un concessionario e gliel’aveva presa facendogliela trovare davanti al cancello con un grosso fiocco rosa sul cofano. Serena aveva avuto un moto di disagio mentre l’auto la guardava con quei fari che sembravano grossi occhi di un insetto gigante e le prometteva lunghe ore di viaggio insieme, ma l’aveva attribuito al fatto di non averla scelta lei, determinata di carattere com’era.
“Un affare! Solo 5000 chilometri per una sciocchezza!” aveva detto Giorgio. Si era chiesta subito il perché, in un mondo che non da niente per niente.
Diverse sere era andata a letto stordita, confusa, con quel giramento di testa che le prendeva quando stava per esplodere la sindrome cervicale.
Quella notte dei primi di giugno però, Serena proprio non riusciva a prendere sonno. O per lo meno pensò di essere ancora sveglia quando cominciò a sentire un forte odore di bruciato ed un calore insopportabile. Un’arsura, una sensazione di soffocamento e il lenzuolo sulla carne che sembrava le piagasse le carni.
“Giorgio, svegliati, qualcosa va a fuoco!” urlò ma mentre lo faceva la sensazione svanì ad un tratto.
“Che…che succede…” le disse il marito alzandosi a sedere disorientato. Lei scoppiò a piangere. Si sentiva strana, sconfitta e spaventata da quella sensazione svanita.
“Si.. scusami è che… ho sentito puzza di bruciato..”.
“Ma dai Serena, sarà qualcuno qui intorno che fa un barbecue di mezzanotte!”
“Hai ragione, mi spavento per niente.” Ma in cuor suo lo era ancora di più di prima. Aveva riconosciuto lo stesso tanfo che sentiva nell’auto, come se avesse preso vita, fosse divenuto attuale, reale. Si era arrabbiata con Giorgio: evidentemente aveva preso un auto di un fumatore per lei che non poteva soffrire il fumo. E dire che lui quel tanfo proprio non riusciva a sentirlo, ma Serena aveva immediatamente fatto cambiare il filtro dell’aria condizionata, i coprisedili e fatto fare un lavaggio speciale nel migliore autolavaggio della città. Così le era sembrato, finalmente, che andasse un po’ meglio fino a quella notte.

Lo stupendo sole del mattino con la brezza che portava l’odore del mare, le restituì la consueta serenità. Iniziò a fare giardinaggio, prima che Giorgio si svegliasse e decidessero il da farsi per il week-end. Da quando sua figlia si era sposata lei e Giorgio sembravano tornati due fidanzatini. Lo vide finalmente affacciarsi dalla finestra del primo piano col petto ingrigito ma ancora tonico e piacevole e un moto di affetto e desiderio la fece arrossire.
“Dove andiamo questo week-end capo?” disse in tono complice non appena il marito raggiunse in giardino.
“Ho ancora del lavoro da sbrigare…potresti andare avanti tu in collina e stasera ti raggiungo…”
Il cellulare di Serena squillò.
“Mamma, allora vieni? Che ti sei scordata?”. La figlia, la sua tiranna con i suoi due cari nipotini….
“O.K. arrivo.”
Si accordò con Giorgio che si sarebbero visti in collina nel loro romantico trullo sperduto nella campagna in serata, dopo la giornata di corvè che la attendeva. Lei percorse il vialetto di casa fino al cancello aperto a metà, accennando un saluto a Giorgio mentre la sua station wagon si allontanava nel viale del complesso. E ad un tratto le prese una strana sensazione. Si sentiva osservata eppure non c’era nessuno, neppure nelle altre villette. Probabilmente dormivano ancora tutti. I fari della sua auto erano i soli ‘occhi’ che poteva vedere in giro: la guardavano dal vialetto di casa . Il sole sparì ad un tratto, coperto da una grossa nuvola minacciosa eppure lei si sentiva ardere le carni come quella notte, come se avesse preso un’insolazione. All’improvviso udì un rumore metallico netto alle sue spalle: si voltò e vide la macchina venirle incontro nella debole pendenza del vialetto. Rimase per un istante immobile, sbigottita senza saper che fare mentre la targa “DE 666 AD” diventava minacciosamente sempre più grande. Finalmente quando era ad un soffio, Serena riuscì a tuffarsi di lato sul prato del giardinetto mentre l’auto rovinava contro il cancello semiaperto. L’irrigatore automatico scattò e solo allora le uscì un grido:”AIUTO!!!!”.

Guidava verso casa della figlia con le mani che le tremavano ancora un po’. Era riuscita a riprendere la calma e, dopo essersi fatta una doccia, aveva constatato che il danno all’auto era ben poca cosa. Una gemma anteriore rotta, la targa un po’ storta e una botta un po’ più decisa al paraurti. Il carrozziere le aveva dato appuntamento per il lunedì. Intanto pensò di fermarsi dal benzinaio per farsi aiutare a cambiare almeno la lampadina.
“Signora è andata a sbattere?” le chiese quello mal celando una risatina. Non l’aveva mai potuto sopportare perché apparteneva a quella categoria di uomini scettici sulle doti femminili al volante, ma in quel momento le sembrava una faccia amica.
“No, ha fatto tutto da sola. Ho sentito un clic e poi è venuta giù dalla pendenza del mio vialetto di casa. Il cancello era aperto a metà. Secondo lei cosa può essere successo?”
“Si sarà sganciata la marcia ed è andata in folle…”. Era quello che avrebbe pensato anche lei, se non fosse che aveva l’abitudine di mettere sempre il freno a mano.

Finalmente quella strana giornata stava volgendo al termine. Sua figlia l’aveva mollata al giardinetto con i due nipotini di quattro e sette anni mentre lei faceva le sue commissioni. Sul danno all’auto Serena aveva mentito dicendo di averla trovata così ad un parcheggio per non spaventare i bambini. Ora non vedeva l’ora di arrivare al suo amato trulletto e godersi una seratina romantica con Giorgio: il buio intenso di quell’angolo di collina rischiarato solo da qualche altro eremo in lontananza e dalla luce della luna, l’aria profumata di piante mediterranee cotte al sole e il cantare monotono e rassicurante dei grilli. Si era fermata a fare la spesa nel grande centro commerciale ai piedi delle colline: aveva combattuto tra la folla di famigliole affamate di prosciutti e pannolini, di carbonella per i barbecue del week-end e di elettrodomestici per la seconda casa. Si era goduta quel fragore, pregustando la quiete del suo angolo di paradiso, e ora guidava nel percorso tortuoso che diveniva sempre più buio e stretto man mano che si allontanava dalle arterie più grandi. Ormai era tardi: anche la lunga giornata di giugno aveva ormai congedato il sole. La macchina cominciò a tirare a sinistra. Prima impercettibilmente, come se lei si fosse distratta ed avesse tolto un attimo le mani dal volante. Poi sempre più nettamente: la macchina la portava al centro strada e lei doveva controsterzare bruscamente per paura di invadere l’altra corsia dove poteva arrivare qualcuno da un momento all’altro. Serena cercò di mantenere la calma ma ormai l’auto pareva decidere per lei. E poi di nuovo il tanfo e quella sensazione di calore infernale. Pensò di fermare l’auto ma si accorse che il pedale dell’acceleratore era bloccato e così quello dei freni: l’auto continuava la sua folle zigzagando nella strada che ormai era divenuta stretta, mal asfaltata e soprattutto pericolosamente buia. Non distingueva dove si trovasse perché nei sobbalzi la luce dei fari inquadrava a casaccio e probabilmente la luna era nascosta da qualche nuvola. Ancora un’ondata di calore insopportabile e Serena si trovò a gridare “Mio Dio ti prego, salvami!”. A queste parole i fari si spensero e l’auto cominciò ad emettere sinistri cigolii e rumori che si fecero sempre più assordanti man mano che l’auto, perdendo evidentemente il sentiero, urtava qua e là sassi e piante sul suo cammino.
Serena doveva aver perso i sensi quando la macchina aveva preso fuoco. Almeno così sperarono i soccorritori quando il giorno dopo domarono l’incendio che lo schianto dell’auto, col serbatoio quasi pieno del tutto, aveva provocato in quella zona di macchia mediterranea. Invece la trovarono fuori dell’auto, quasi mummificata dall’enorme calore, con la bocca spalancata in un urlo agghiacciante e la mano destra serrata sulla targa anteriore che ancora era leggibile nei suoi segni funesti DE 666 AD, nell’ultimo disperato tentativo di dare un indizio. Gli inquirenti non ci capirono mai nulla e pensarono ad un impulso irrazionale dovuto alla situazione terrificante. Era il 6 giugno 2006.
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disca
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Registrato: Jan 12, 2008
Messaggi: 209

MessaggioInviato: Mer Lug 23, 2008 12:06 am Rispondi citando Back to top

Ho controllato sul calendario e diventa:"....i soccorritori tre giorni dopo..."(il 06-06-06 era martedi).
Disca
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kiwi65
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Registrato: Nov 27, 2007
Messaggi: 364
Località: ...qualche parte del pianeta morente

MessaggioInviato: Mer Lug 23, 2008 9:36 am Rispondi citando Back to top

Questo racconto è micidiale! L'ho letto ieri sera e me la sono fatta sotto dalla paura. Stamattina quando ho preso la macchina per venire a lavoro, ho annusato l'aria. Nessun odore strano.
Meno male....
Grandioso, complimenti.
Ciao Laughing
Piero

_________________
Ritengo che la maggior parte degli scrittori,
anche i migliori, scrivano troppo.
Io preferisco scrivere troppo poco.
<b>Truman Capote</b>
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nina
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Registrato: Jul 28, 2008
Messaggi: 36
Località: brescia

MessaggioInviato: Lun Ago 04, 2008 8:12 am Rispondi citando Back to top

mi piace il tuo racconto!
Sei coinvolgente, terribile... nessuna pietà

Hai preso il taxi ultimamente?

_________________
Il limite? Io non lo conosco... per lo meno ci provo
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