Per festeggiare un anno di attività A.S.I.MOV. organizza il concorso BUON A-ZINE. Il racconto più votato verrà pubblicato nel numero speciale dell'A-ZINE A.S.I.MOV. e distribuito in tutta Italia!
Ecco l'intervista ad A.S.I.MOV. dopo il Terzo raduno nazionale ad Agropoli (SA)
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Località: Roma (o su di lì)
Inviato:
Gio Lug 17, 2008 1:46 am
Lucevan
Ho sempre amato la lirica. Certi pezzi, certe arie, continuano a commuovermi ogni volta che le sento. Non ho mai provato a cantarle fra la gente, non ho mai voluto commettere questo oltraggio ma ho chiuso gli occhi. E mi sono messo ad ascoltare. E lasciato trasportare. Mi piaceva vederti muovere la testa con le palpebre socchiuse. Dio se mi piaceva! Eri bellissima. Eri tu la mia musica. Eri tu la musica. Ricordo le tue lacrime, quando la nave americana sembrava dovesse comparire all’orizzonte e quella voce a mandorla cantava la speranza di quello che avrebbe visto un di’. Inghiottivo i miei respiri gonfi quando mi stringevi e io la sentivo vera quella gelida manina. Poi, la sera alzavamo i calici, io e te, dietro le nostre quinte, dove lo spettacolo era più bello di qualsiasi opera. Le notti senza dormire e all’alba cantavamo la nostra vittoria. Notti come questa, piena di luce e di gente laggiù. In questa città che non poteva essere più grande per contenerci, per accoglierci, per coccolarci. Roma fatta di buio e di luci, di mura con la storia dentro, con questo fiume sinuoso pieno di scrosci raccontati, con le anse, i ponti per disegnare i nostri baci con le ombre di insegne moderne più evolute, questi barconi pieni di gente con le dita intrecciate. Come le nostre, quando c’insegnavamo il futuro.
Le notti come questa, tersa e piena di stelle.
Me lo ricordo. Come se il tempo non fosse passato mai. Come se non dovesse passare mai più. I ciottoli dell’Appia attorno, le rovine vere e quelle costruite sul palco, quelle di un Castel Sant’Angelo a tracimare antichi amori.
Lo ricordo, sì. Troppo bene. Il cuore gonfio che stava per esplodere. Perché lo ha fatto: è esploso. O forse dovrei dire imploso, quando te ne sei andata. Pochissimo il tempo da quando ho saputo che non saresti rimasta con me a quando mi sono trovato solo. Io, con me e con la tua musica. Con i tuoi dischi, quelli neri e grandi, quelli che amavi perché, dicevi, quel fruscio ti faceva sembrare la voce più calda, più vera. Lo sapevamo che non poteva essere vero ma a noi piaceva così, tu che dicevi e io che aspiravo ogni tua emozione.
Il castello, le stelle luminose. Questo muro altissimo e le tue note nelle orecchie, dentro queste piccole cuffie che ci accompagnavano se non eravamo insieme.
Il volume è al massimo, mi spegne ogni altro rumore intorno ché mi sembra di stare sospeso nell’aria. Mi sembra addirittura di sentire i profumi che non esistono.
“E lucevan le stelle
e olezzava la terra”.
Troppo presto sei andata via. Meritavamo di cantare ancora a squarciagola. E invece no.
“Svanì per sempre…”.
Li ho sparsi per tutta casa i tuoi dischi e li ho frantumati prima di venire qui. Ne ho lasciato uno, quello con la foto di una Roma triste sulla copertina.
“Oh dolci baci
oh languide carezze”
Che mi sono state rubate. Senza che io fossi in grado di difendermi.
“L’ora è fuggita…”
e io sono qui da troppo tempo ormai, e l’equilibrio si sta per addormentare. Come me.
Perché ho deciso che se un plotone con le armi vere ha raggirato te, io non posso far altro che raccontare l’altra parte della storia. Perché il sipario non si può chiudere da una parte soltanto.
Inalo tutto quello che ho di te e lo infilo dentro la parte fonda dei polmoni.
Mi piace la brezza di questa notte.
Non poteva esserci aria migliore di questa.
Sì.
La sento sempre più veloce sulla faccia.
Mentre canto con te.
“Non ho amato mai tanto la vita.
Mai tanto la vita”.
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