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rumorerosa
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Registrato: Aug 11, 2008
Messaggi: 168
Località: Genova

MessaggioInviato: Mer Ago 13, 2008 2:59 pm Rispondi citando Back to top

Boris II aveva finalmente raggiunto il suo quindicesimo compleanno, la maggiore età. Nato il il 13 febbraio del 2054, era discendente di un ramo cadetto della dinastia regnante da un ventennio sulla coalizione anglo-cinese vincitrice dell’ultimo conflitto informatico.
Per il suo compleanno Boris II aveva ricevuto molti doni, ma tre in particolare lo rendevano felice.

Uno era la sua fiammante Magneto Rocket, l’ultima auto in produzione alimentata con l’ormai introvabile derivato del petrolio un tempo chiamato benzina. In effetti, pur essendosi esaurite le scorte di idrocarburi ormai da una decina d’anni, era ancora possibile trovare benzina sul mercato nero, e, per sua fortuna, Boris II aveva le condizioni economiche e le conoscenze per procurarsene a sufficienza.
L’auto, di cui anacronisticamente si continuava la produzione per i collezionisti, era, in sostanza,un siluro monoposto a tre ruote, spinto da un motore monocilindrico a quattro tempi di 90cc. di cilindrata che erogava la bellezza di 11 cavalli alle ruote in trazione. Un gioiello, davvero… A bordo della Magneto, Boris II avrebbe potuto sfrecciare fino a 60 chilometri orari, godendo dell’immunità diplomatica che gli avrebbe risparmiato non poche sanzioni.

Il secondo regalo era l’autorizzazione, da parte dell’ Alleanza, ad avere un unico rapporto sessuale con una ragazza, avendo così la possibilità, se fosse riuscito a fecondarla, di portare avanti la sua famiglia, i Baldwin. Quell’anno solo lui, e altri 59 privilegiati, avrebbero avuto la possibilità di avere un rapporto completo, sotto il costante monitoraggio di un’équipe di medici selezionati in tutti i territori dell’Alleanza.

Ma fu il terzo regalo quello che lo mandò letteralmente in estasi.
Una casa, tutta sua, nel centro di Londra. Purtroppo l’antica capitale era ormai allo sfascio, e la sua nuova abitazione avrebbe necessitato di molti lavori. A Londra erano rimasti ormai solo trentaduemila abitanti, e buona parte di essi avevano incarichi politici e amministrativi. Sarebbe stato, quindi, difficile trovare anche solo la manodopera necessaria per schermare adeguatamente la casa dall’inquinamento magnetico.

Poco importava a Boris II. Preparata la valigia col minimo indispensabile, biancheria e due tute amagnetiche, una leggera e una termica, si imbarcò sul primo pneumotreno transcontinentale, in direzione ovest.

Dopo due giorni di viaggio, Boris II era di fronte alla facciata della sua prima residenza da adulto. E che residenza! Era una di quelle villone in periferia, che fissavano insolenti dalle finestre i viali non più alberati che si diramavano dal vecchio centro come una ragnatela impolverata.
Non esitò Boris II, e sgrimaldellando come un forsennato col vecchio chiavistello del portone, si trovò presto a spingere la pesante porta di quercia bianca.

L’atrio della villa gli si aprì davanti come il sipario di un’opera non rappresentata da troppo tempo.
Polvere, tele di ragno, persino un timido ratto che corse a nascondersi dietro alle frange dell’antico divano in capitonné di pelle gialla.

Era una sensazione strana quella che provava ora Bo –così lo hanno sempre chiamato mamma e papà- mentre la pendola del salone, stranamente funzionante, snocciolava i suoi dodici rintocchi.
La sensazione non derivava tanto dal lusso della struttura contrapposto allo stato di degrado dilagante.
Era piuttosto un qualcosa che gli si muoveva dentro, sembrava un battito cardiaco, più veloce però, non il suo di sicuro, ma dentro di lui.
E mentre si guardava intorno Boris II, per la prima volta, cominciò a battere il piede ritmicamente a terra… un-duè...un-duè...un-duè…
“Cavolo, che mi succede ora?”
Bo sapeva bene che ogni forma di musica, ritmo, melodia, era stata vietata, su tutta la Terra, dal regime terroristico che aveva portato il mondo alla guerra.
Ogni traccia di musica fu cancellata durante il conflitto informatico, del resto ormai ogni forma di quest’arte era presente solo su formato digitale, e in rete.
In un clic sparito tutto, musiche, spartiti, opere, canzoni… E Boris II ricordava bene la lezione di storia in cui aveva appreso come chiunque era stato trovato a fare musica in qualche modo, dopo il conflitto, fosse stato giustiziato dal nuovo regime, anche solo sesorpreso a tamburellare le dita su un tavolo.

Un brivido corse lungo la schiena di Bo. Certo, lui era pur sempre Boris II, della famiglia Baldwin, ma la legge era legge, e il pensiero di trovare alle sue spalle un ufficiale di Polizia Culturale dell’Alleanza gli fece salire al naso un insopportabile tanfo di paura, pericolo, e morte.

“Ogni forma di musica è bandita dall’umanità. La storia ha insegnato all’Umanità come la musica abbia spinto e alimentato le più barbare rivoluzioni e le idee più sediziose…” –Bo tentò di ricordare il sedicesimo articolo del trattato di Nanchino del 2045, uno dei pochi aspetti su cui le Nazioni si erano accordate all’unanimità, anche se lui non ne aveva mai capito a fondo il motivo.

Si scrollò di dosso i brutti pensieri e il suo piede finì col percorrere inconsciamente una malferma scala in mogano annerita dai piedi e dagli anni che l’hanno maltrattata.
Si fermò al terzultimo gradino Bo, non avrebbe voluto neppure proseguire. Ciò che vide era uno schifosissimo sgabuzzino soppalcato pieno zeppo di ogni cianfrusaglia e sporcizia, ma la curiosità non gli era mai mancata.

Libri, casse colme di abiti ammuffiti, scatole di mattonelle, sedie…- “Aspetta…” - Su una sedia Boris II vide una strana scatola in legno, con un filo che terminava in una vicina presa di corrente. “Probabilmente una vecchia radio” –pensò Bo, scrollando le spalle. Sapeva bene che il servizio radio era stato soppresso in tutto il mondo da decenni.

Ma fu accanto alla sedia che Bo vide una strana valigia, appoggiata a terra, una valigia rigida, bassa, rettangolare, chiusa da tre galletti rosicchiati dalla ruggine. Era rivestita di una specie di tweed giallo e marrone, strappato in più punti, e macchiato. Sul dorso del contenitore in una piccola traghetta di alluminio, si leggeva, a fatica. “L. Fender M…al In…tr..ts, Corona, CA, U.S.A.”.

La aprì e, sopra a uno strano oggetto, vide dei grossi libriccini, colorati e sottili.
“O mio Dio, non sono libri, questi sono dischi! Devo distruggerli al più presto”

Boris II ricordava bene il funzionamento di un disco in vinile, lo aveva studiato nel corso di Storia della Comunicazione, e, istantaneamente comprese che la scatola di prima, non era una radio, ma un giradischi. “Sarà rotto…meno male..”
Scostando i pericolosi dischi Bo vide finalmente l’oggetto contenuto nella valigia, nella sua interezza.

Immerso in un’imbottitura consumata di pelo sintetico rosso, c’era una specie di tagliere dalla forma bizzarra, con due corna, verniciato di una scrostata lacca bianca, con sopra tre barrette strane, un marchingegno in metallo di cui non capiva la funzione, e tre manopole riportanti le scritte sbiadite: Volume, Tone, Tone. La prese in mano Boris II, tenendo l’oggetto per quella specie di asta in legno chiaro ricoperta di barrette metalliche e puntini neri che fuoriusciva dal corpo dell’ oggetto. Sulla punta di questo corno in legno c’era una piccola area piatta, con sei chiavette in metallo, e sul legno si leggeva: “Fender… Strat…ster…Made in the U.S.A. … Orig….Contour Body.”
In quell momento uno schianto fece soprassalire Bo. Le quattro viti che tenevano uniti i due pezzi di legno cedettero alla ruggine che ne aveva corroso il nervo e, nel punto dove prima erano uniti, c’erano due scritte. Ben chiare stavolta.
“Patent Number 2573254” e “Serial Number L08573”.

In quell’esatto istante Boris II realizzò, che, ormai da dieci minuti, da quando aveva quell’oggetto in mano, il suo piede destro percuoteva insistentemente il pavimento in abete marcio di umidità… un-duè…un-duè…un-duè…un-duè….un-duè…
Il movimento era fuori controllo, e Bo preso dal panico.
“Cristo santo che cavolo succede?” urlò.

Quello che successe in seguito terrorizzò Boris II. La gamba non si fermava, lui non riusciva a aprire gli occhi, e si alzò in piedi, senza volerlo, con uno di quei maledetti dischi in mano, le gambe lo portarono di fronte al giradischi, le braccia lo aprirono… pareva che il suo corpo cercasse qualcosa di cui aveva bisogno al di là della sua volontà. Le mani posarono il disco sul piatto, le dita misero in moto l’apparato come non avessero mai fatto altro, scostarono il braccetto e posarono la puntina sul primo solco.

Un fastidioso fruscio riempì il fetido soppalco, e, in quel fruscio, la mente di Bo, ormai priva di controllo sul suo corpo, sentì chiaramente alternarsi i suoi piedi sul pavimento:
un-duè…un-duè…un-duè…un-duè…un-duè…un-duè…
All’infinito andavano, finchè le due casse da cui usciva quel ronzio insopportabile generarono un suono, incalzante, compatto e definito:
un-duè…un-duè…un-duè…un-duè…un-duè…un-duè…poi un colpo di tosse, e una voce:

“Purple haze all in my brain
Lately things just don't seem the same
Actin' funny, but I don't know why
'Scuse me while I kiss the sky…”

Qualcosa di lancinante e caldo colpì Boris II al cuore.

I suoi occhi ebbero appena il tempo di guardare l’interno della copertina del disco, caduta a terra.
C’era un uomo, scuro come non ne aveva mai visti, con dei capelli lunghi e ricci come non ne aveva mai visti, e dei vestiti leggeri e colorati come non ne aveva mai visti. Solo una cosa di quell’immagine gli era familiare. Era quel tagliere bianco col manico di legno che Bo aveva in mano fino a pochi minuti prima. Quell’uomo lo teneva a tracolla, con dei fili di metallo tesi sopra, e le sue mani grandi e nere sfioravano quei fili e stringevano le curve di quel tagliere come si possono accarezzare solo i capelli e i fianchi di una bella donna.

Ma fu una frase, stampata sotto quell’immagine, il colpo di grazia per Boris II, quella frase lo fece ridere in faccia a quel mondo senza musica figlio di un’infame guerra e, pochi istanti dopo, il suo cuore cessò di battere, mentre la musica, una buona volta,seguitava a scaldare l’aria:

“When the power of love overcomes the love of power, the world will know peace.”


Ultima modifica di rumorerosa il Gio Ago 28, 2008 9:20 am, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mer Ago 27, 2008 11:21 pm Rispondi citando Back to top

oh...ma questo quì me l'ero perso!!!
grave...gravissimo. Scusa Sam Crying or Very sad
anche questo tuo scritto mi piace, ma gradisco di più il primo (è troppo romantico e io non resisto alla romanticheria) comunque, che te lo dico a fà: è scritto meravigliosamente! applauso applauso

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MessaggioInviato: Gio Ago 28, 2008 9:25 am Rispondi citando Back to top

alessia, mò mi stai viziando però, eh? Mr. Green
grazie, grazie, e ancora grazie...
in effetti questo scritto non ha mai convinto molto neppure me, al di là della storia...
l'avevo buttato giù un po' di tempo fa, leggendo la notizia del ritrovamento di una delle stratocaster usate da jimi hendrix, e mi aveva fatto sorridere l'idea di provare a immaginrae che sarebbe successo tra un centinaio d'anni in un caso simile.
qualcuno la avrebbe riconosciuta? se ne sarebbe ricordato?...
ma il modo in cui l'ho scrito non mi ha mai convinto molto, così l'ho messo qui, in pasto alle altrui critiche, per vedere se c'è un modo di "aggiustarlo" un po'.

grazie per il meravigliosamente, detto dalla mia fan numero 1 è sempre un piacere Razz

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MessaggioInviato: Sab Ago 30, 2008 12:33 am Rispondi citando Back to top

Grande. Un altro pezzo a sfondo musicale, proiettato in un futuro non tanto improbabile. E' ben costruito e fila via bene.
Ok. Ben fatto.

Ciao Laughing
Piero

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MessaggioInviato: Sab Ago 30, 2008 9:53 am Rispondi citando Back to top

Piaciuto parecchio ) ) ) )
E anche di questo io ne farei una serie Tv per ragazzi...
con Bo come protagonista..
ci starebbe pure bene in un fumetto.eh siii,

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MessaggioInviato: Mer Set 03, 2008 7:38 pm Rispondi citando Back to top

Eh Eh, ormai ti sei lanciato in questo genere di racconto musicale!
Le Rock-Stories le chiamerei... Laughing

Secondo me l'idea del racconto è molto buona, ne potrebbe nascere uno molto migliore da questo.
Mi fa storcere un po' il naso com'è costruito. Ti spiego:

Ci sono i primi paragrafi poco funzionali alla storia, che servono solo a dare spiegazioni del mondo in cui vive Boris. In questa maniera, secondo me, sono un po' fastidiosi.
Se tu dicessi le stesse cose camuffando le informazioni nella narrazione, e lasciando così il lettore libero di scoprire come gira il mondo nel 2054 gradualmente, otterresti un effetto molto migliore. Certo, ci vorrebbe un racconto ben più lungo.
Io però ci proverei perché, come ho già detto, l'idea non è male affatto e in più ci sono delle buone trovate...

Occhio alle ripetizioni
Citazione:
Era una sensazione strana

Citazione:
Bo vide una strana valigia

Citazione:
sopra a uno strano oggetto


Va be' che è un mondo strano... Laughing

Comunque mi piacciono le tue Rock-Stories...
Alla prossima! Very Happy
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rumorerosa
Affezionato
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Registrato: Aug 11, 2008
Messaggi: 168
Località: Genova

MessaggioInviato: Gio Set 04, 2008 9:55 am Rispondi citando Back to top

grazie Marco, sono felice che le mie "rock-stories" ti piacciano.

devo ammettere che hai ragione.
già nella mia risposta ad Alessia dissi che il pezzo non mi aveva mai convinto...
ma non sapevo spiegarmi il perchè...grazie al tuo commento ho capito COSA non mi tornava: in effetti i primi paragrafi, buttati giù lì, così, sono noiosetti e al lettore, me compreso, suonano un po' come una specie di perdita di tempo...
il motivo, facendo un'onesta autocritica, è uno solo.
questo lavoro è stato buttato giù di corsa, non perchè l'abbia scritto di getto, che per me di solito si rivela cosa buona, ma perchè l'ho scritto con un'attitudine "frettolosa".
mi succede spesso. quando trovo un'idea "buona", come dici tu, a volte scrivo per ingordigia di farlo, invece di aspettare di trovare modo e misure più adeguati.

e sulle ripetizioni, come l'altra volta, hai ragionissima.
eppure l'ho letto e riletto decine di volte prima di postarlo. perchè non riesco ad accorgermi dei miei errori?
eppure le ho provate tutte. ho provato a lasciare riposare i pezzi per poi riprenderli, ho provato a leggerli saltando da un paragrafo all'altro, in modo da non seguire troppo la trama..ma niente.. mi suonano sempre bene...
e vabbè che ogni scarrafone è bellp a mmamma soja..ma devo trovarlo un sistema di rivedere i pezzi in modo autonomo no?
altrimenti ti assumo come mio revisore ufficiale! Mr. Green

Citazione:
Va be' che è un mondo strano...
allora avrei dovuto scrivere "una sensazione di merda...ecc." forse...ihihihi

grazie per i consigli, davvero. mi aiuti molto.

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Victor Hugo
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