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Lun Lug 21, 2008 9:39 pm
Solo il mio amore.
Pensavo di sentirmi per sempre figlia dei miei genitori,
ma poi sei nato tu.
Di colpo, mi sono ritrovata dall’altra parte della barricata:
mamma nelle emozioni, madre nelle responsabilità.
Sono entrata, un po’ frastornata, in un nuovo mondo, nel quale tutto era diverso da prima: il corpo un po’così, gli orari, il sonno, i pensieri, le gioie, le preoccupazioni, ma, soprattutto, c’eri tu, che dipendevi da me e da tuo padre, in tutto e per tutto.
Felici e confusi per questo nuovo ruolo, cercavamo di dominare, come potevamo, quell’onda di grande emozione
intrisa da un certo timore:
ce l’avremmo fatta ad esser dei bravi genitori?
Quand’eri dentro me, tutto sembrava facile:
rassicuranti manuali proponevano mille soluzioni;
trasmissioni tranquillizzanti rispondevano ad ogni perché;
servizi giornalistici fornivano l’ABC del perfetto genitore.
Che semplice il mondo della teoria: azzera pure la stanchezza.
Già, perché, tuo padre ed io, abituati ai carezzevoli ritmi di coppia, improvvisamente, ci siamo sentiti come catapultati in una specie di frullatore, che tutto triturava indistintamente: gioia, commozione, tenerezza; ma anche stanchezza, confusione, tensione.
E, alla fine, non si capiva bene che cosa ne usciva.
“Hai dormito stanotte?” chiedevo, sbadigliando, a tuo papà.
“ Boh, forse…non lo so! Ma è già mattino?” rispondeva lui
guardandomi stralunato e con i capelli in piedi.
Per alcuni mesi, sognare di dormire, era già un lusso!
Per fortuna, ti sei poi dato una regolata da solo e ci hai riempito di soddisfazioni fino alla fatidica soglia dell’adolescenza:
la porta della tua camera era spesso chiusa; il volume dello stereo alto; i tuoi occhi perennemente nascosti da una frangia ogni giorno più lunga; le tue risposte sempre più simili a grugniti.
Il tempo delle coccole e dei cartoni lasciava il posto al tempo delle dispute, delle richieste esagerate, dei “decido io ormai son grande” e, per fortuna, anche a simpatici momenti di tregua in cui, farci una risata tutti insieme, era davvero bello!
Ricordo che i peli che non crescevano folti come volevi,sono stati per un po’ il tuo chiodo fisso. Non perdevi occasione per scrutarti attentamente braccia e gambe, ed era davvero divertente osservare la tua aria sconsolata che diventava poi preoccupata, non appena il tuo sguardo finiva nelle mutande che ti scostavi con il pollice della mano destra. Chissà quando li avrai avuti come desideravi:
vederti nudo era sempre meno probabile ed il bagno, un tempo sempre aperto, diventava un bunker inaccessibile non appena tu entravi. Dai peli sei poi passato ai capelli: ogni giorno provavi improbabili acconciature che tenevi su a colpi di lacca, gel e cerchietto nero.
“Ma i cerchietti, non son roba da femmina?” si interrogava stupito tuo padre. Tu lo fulminavi con lo sguardo e ti aggiustavi gli ultimi capelli ribelli con l’aria di chi pensa:
”Ma questo qui, in che mondo vive?”
Fra me e me dicevo:
”Meno male che non ci ha ancora chiesto l’orecchino…”
I primi anni di scuola superiore sono stati un mezzo macello.
Studiare sembrava l’ultimo dei tuoi pensieri. Prima c’erano gli amici, il calcio, le amiche, le fidanzatine, la play-station, il computer, la musica, i capi firmati…e chissà che altro!
Come mamma ho patito molto, di questo periodo, l’astinenza dalle tue coccole, dai tuoi abbracci e il tuo disimpegno nello studio.
Tuo padre, invece, mal sopportava quell’esser percepito come rompiscatole ogni volta che ti si limitava in qualcosa.
In questo io ero più forte.
Come genitori ci sostenevamo a vicenda dicendoci a mo’ di libro:
“È l’adolescenza, passerà, è una tappa obbligata e sana della crescita…”
Tuttavia l’ombra del dubbio attraversava spesso i nostri pensieri, ed insinuava il timore che tu potessi cacciarti in qualche guaio.
Quando cominciasti a puzzare di fumo, liquidasti il nostro discorsetto sui pericoli delle sigarette con un rassicurante sorriso unito a queste parole:
“Ho quasi 18 anni, sono forte come un toro, di cosa vi preoccupate!”
Ti sentivi invincibile ed immortale nella tua giovanile incoscienza:
né fumo, né motorino, né alcool, né altro, sembravan rappresentare per te un pericolo.
“Beata gioventù!” sospirava tuo padre con gli occhi al cielo.
“Speriamo in bene…” pensavo io mentre ti affidavo a Dio, alla Madonna e all’intera gerarchia degli angeli e degli arcangeli!
In quel periodo ho disturbato parecchio le Sfere Celesti, divertendomi ad immaginare le possibili reazioni alle mie richieste.
“Ancora questa, ma non se ne può più! Con tutto il daffare che c’è, non possiamo sempre occuparci di suo figlio…davvero ci vuole una pazienza da santi con lei!” Pensavo brontolasse Dio.
Ma una pazienza da santi serviva anche con te, soprattutto negli estenuanti accordi per l’ora del rientro, che da serale era passata a notturna e da notturna era passata, a volte, a mattiniera.
In quelle notti, papà ed io, cercavamo di sdrammatizzare la nostra ansia raccontandoci cose divertenti e tranquillizzanti. Poi io me ne uscivo con un “ma sì, siamo stati giovani anche noi…”al che papà, cambiava espressione, si metteva una mano sulla fronte e diceva:
“Non farmici pensare, io ne ho combinate di ogni!”
Ridevamo, ma di un riso nervoso, e spegnevamo la luce sperando di spegnere anche i pensieri e di dormire. Il consolante rumore della chiave nella serratura metteva fine ai nostri tormenti e, finalmente, il letto non sembrava più un letto di spine, ma il morbido giaciglio per il meritato e giusto riposo.
C’erano momenti in cui tutte le tensioni eran lontane:
fra un piatto di spaghetti pomodoro e basilico, ed una croccante cotoletta di pollo, ci raccontavi aneddoti divertenti dei tuoi allenamenti di calcio, l’unico argomento di cui sembravi aver voglia di parlarci davvero. Le tue imitazioni del mister arrabbiato erano esiliranti, come la sua parlata con l’erre moscia.
Alla fine parlavamo tutti così e ridevamo come matti!
Ripenso a tutto questo mentre ti aiuto a preparare le valigie:
cambierai città per frequentare l’università.
Simulo una finta calma, ma so già quanto mi mancherai.
Guardo con tenerezza quel po’ di barba sulle guance che ostenti con orgoglio, ed invidio la tua sicurezza ed il tuo entusiasmo nell’affrontare questa nuova esperienza.
Sei sempre meno figlio e sempre più uomo.
Un’improvvisa nostalgia di te bambino mista a tristezza mi coglie all’improvviso…
ma io lascerò che tu veda solo il mio amore per te.
Sole75 Grafomane
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Lun Lug 21, 2008 10:39 pm
Ecco, oggi che ero riuscita a non farmi venire la lacrimuccia di commozione,cosa faccio?
prima di andare a nanna mi leggo questa lettera.
Non sai con quanta angoscia l'ho letta perché avevo il terrore del possibile sviluppo....-no ti prego, niente drammi, no ti prego fa che non gli è successo niente....-.....uff, l'ho scampata bene!!!
Ma veniamo alle impressioni:
Il contenuto mi è indubbiamente piaciuto, rappresenta le ansie e l'amore che ogni madre/genitore ha per il proprio figlio, e quindi ci si sente immediatamente vicini a te e alle tue parole.
Però l'ho trovato troppo immediato...cioè, se è una cosa che hai scritto così, di getto e hai voluto condividerla con noi, va bene.
Se invece cerchi un parere da -autrice a lettore ti dico che, (anche se alcune espressioni mi sono piaciute), avresti potuto curare molto di più lo stile.
Per il resto, ti capisco anche se non sono madre...la mia sorellina di 15 anni è uscita e sto ancora aspettando che di sentirla entrare.
Speriamo che anche il mio letto di spine diventi presto un morbido giaciglio in cui riposare......
_________________ "L'ora più buia della notte è sempre seguita dal sorgere del sole"
lalla12 Affezionato
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Inviato:
Mar Lug 22, 2008 9:13 am
Grazie Sole per avermi letta e commentata: è sempre un'occasione per rifletttere meglio sui propri scritti.
Non ho scritto di getto questo racconto ( in parte vero ed in parte inventato), ho usato un linguaggio fresco e spontaneo perchè è il più vicino alle mie "corde" e perchè mi sembrava che rendesse più credibili i personaggi coinvolti. Però, rileggendo solleticata dai tuoi commenti, qualche aggiustamento poteva essere fatto.
Sono contenta che ti sia piaciuto e che si sia capito bene lo stato d'animo di una mamma che fatica a sentire il proprio figlio sempre meno figlio e sempre più uomo, nonostante ciò sia auspicabile e nella natura delle cose.
Grazie ancora e... a rileggersi!
Ultima modifica di lalla12 il Mar Lug 22, 2008 12:37 pm, modificato 1 volta in totale
Cubolilla Affezionato
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Inviato:
Mar Lug 22, 2008 11:02 am
Complimentoni, Lalla! E' un racconto bellissimo, e la cosa più difficile è scrivere in parte la verità e in parte la fantasia! Comunque, davvero brava!
Sole75 Grafomane
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Località: Bolzano
Inviato:
Mar Lug 22, 2008 2:38 pm
Beh allora Lalla doppi complimenti....se ci sono cose inventate e un uso consapevole dell'immediatezza cambia tutto!!!
Sembra assolutamente vero, dall'inizio alla fine!!!
Un abbraccio!!!
_________________ "L'ora più buia della notte è sempre seguita dal sorgere del sole"
disca Assiduo
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Inviato:
Mar Lug 22, 2008 2:47 pm
Quasi quasi ora vado di là e strapazzo di coccole il mio rompiscatole di 9 anni....
Disca
christat Assiduo
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Località: trapani
Inviato:
Mar Lug 22, 2008 3:01 pm
per me uno dei pregi della scrittura di laura è proprio questo, l'immediatezza, che è però frutto di una grande cura della scrittura di cui non si avverte il peso.
Un po' come i grandi atleti che a vederli sembra che non facciano nessuna fatica, ma dietro c'è un lavoro incredibile e sapiente.
lalla12 Affezionato
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Inviato:
Mar Lug 22, 2008 8:13 pm
Ringrazio tutti per gli apprezzamenti espressi.
Comunque ho fatto leggere alcuni miei scritti a persone diverse e le impressioni sono alla fine come le vostre:
qualcuno apprezza molto il mio stile fresco ed immediato, per altri invece risulta troppo semplice e mi invitano a modificarlo un po'...
Che dite...il mondo é bello perché vario!!!!
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