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Ven Ago 01, 2008 4:49 pm
Oggi ho ritrovato la tua foto. Ti guardo e sorrido. Vorrei averti qui per domandarti com’è stata veramente la tua vecchiaia?
Avrei bisogno della tua presenza, perché più delle albe, dei tramonti, più del sole o del volo di un gabbiano, la cosa meravigliosa in assoluto è l’affetto di un'altra donna.
Ho sempre ammirato le donne in rinascita, e il loro modo di gridare “sono nuova” , una primavera a novembre, e quando meno te l’aspetti.
Dopo una catastrofe, dopo una caduta, per certe donne non è finita. Si rialzano sempre, anche quando non ci credono, anche se non vogliono.
Questo è un periodo che sembra non finire mai. Un ruolo difficile, dove mi sto giocando l'esistenza.
Ogni mattina ho un esame, peggio che a scuola. Implacabile arbitro di me stessa, devo decidere se sono all'altezza, o se mi devo condannare ad un perenne noviziato.
Succede che a volte sono troppo stanca, e piango alla fermata dell’autobus, perché non riesco più a trattenere le lacrime, e con le parole avrei bisogno di tirar fuori una radice lunga tre metri, ma poi nella più totale solitudine aspetto che s’asciughi la sorgente d’acqua.
Però sono anche convinta che vi è una tremenda contentezza nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della propria situazione perché l’oggi è un dono, e per questo si chiama presente.
Tu sei stata per me un modello di giovinezza: che non è questione d’età, di forma fisica o d’efficienza, ma la capacità di accettare gli eventi senza lasciarsi condizionare mai, e la voglia di sognare, sperare, d’emozionarsi, anche se la realtà a volte fa perdere un po’ d’entusiasmo.
Nella foto nonna indossavi il mio pareo, con semplicità e destrezza, come lo scialle buono per tutte le occasioni.
Guardavi l’obbiettivo e mi sorridevi. Il tuo sorriso era il segno del trionfo: la vittoria dell’anziana che camminava lungo la via del tramonto, senza voler tramontare mai.
Questa è la foto ricordo di una vacanza al mare, quando eravamo ancora in tanti, con le partenze avventurose, piacevoli o faticose, indimenticabili perché vissute quasi sempre giocando.
Nonna, oggi ti chiedo se il mio stato attuale è forse stata la tua ultima beffa? Il rammarico per non esserti stata vicino, proprio quando era l’ora d’andare via?
Durante gli ultimi tuoi giorni eri affaticata e stanca, anche di chiedere aiuto a qualcuno: seduta sulla poltrona, con lo sguardo sfocato scrutavi la strada soleggiata, senza avere neppure la forza di proteggerti dai raggi del sole.
Dovevo capire che avevi già deciso!
Volevo ringraziarti per l’intensità dei giorni felici e per quella lacrima che cerco ancora di nascondere quando guardo un vecchio film.
Adesso sto scrivendo per questa costante irrequietezza, e spero che almeno tu mi possa perdonare.
Nonna, la mia costrizione dell’anima serve a non dimenticarti mai?
...grazie ho rispolverato vecchi ricordi, vecchie emozioni, e delle tue parole,(perdona il gesto) me ne impadronisco, provando emozioni che mai ho provato, inquanto non ho conosciuto i miei nonni, però ho sempre immaginato le loro figure e persone accanto a me, nella mia realtà, perciò per le tua genuinità mi immedesimo e condivido, dicendoti grazie...
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