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Uvaspina replica:

Iniziativa aperta a tutti LEGGEVAMO 4 LIBRI AL BAR:

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Ecco l'intervista ad A.S.I.MOV. dopo il Terzo raduno nazionale ad Agropoli (SA)
RADUNI |
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Si narra, ne le notti fredde, accanto a lo foco, d’un pranzo e d’un dì da lo comincio a la fine, che s’ebbe ne la data de lo 3 novembre d’un secolo imprecisato.
S’ebbe la reunione ne lo paese chiamato Frascatus, indove che li viandanti solevano sortire per lo desinar fori porta.
Lo Cavalier senza destriero, racconta la storia, che rispondeva a lo nome de Sir Dailan da Cripta Ferrata, cominciò la su’ la giornata a la ricerca for de le mura.
Co’ lo piccione viaggiatore s’apprestò a stabilir contatto co’ lo Visconte Undicesimo da Bulogn, lo quale rispose immantinente e fattolo accomodare fra li pascoli Torloni prodigossi nelle presentazioni de lo proprio feudo e de l’ospiti che sin lì s’eran presentati. Dalle colline, con lo gruppo compatto, si recaron ne la valle indove che le fragranze de lo cibo cominciavan a diffondersi. Sir Dailan chinò la testa di fronte alla dama c’accompagnava il Visconte Undicesimo, pose la man sulla cotta di fronte all’armi del milite Marcovaldo75 e gentil donzella, si prostrò dianzi a lo dignitario di corte, l’onorevole Demian da Reggio. Si rallegrò l’animo tutto allorché vide comparire all’orizzonte la luminosa figura della Madama Pensieri e dello suo fedele amico, lo signor Giulio. Posò lo ginocchio a terra di fronte alla candida bellezza di Monna Vanya accompagnata da lo fedele scudiero.
Mentre lo gruppo s’apprestava a la calata ne la sala de le mense, uno piccione sopraggiunse e Madama Nuvola annunciava con squilli di trombe lo suo arrivo ne lo castello de le libagioni.
Sir Dailan arraffò lo primo ronzino per non lasciar Madama Nuvola da sola un solo istante. Nuvola, che s’era impegnata col core e con la mente tutta al fine d’ammannire un desinare degno di codesto nome. Nel mentre s’avvicinavano a lo loco, sopraggiunse la tale Picchio, una megera avvezza a li preparativi d’infusi esoterici in calderoni fumanti. La quale lanciò un incantesimo alle spalle spaventando anzichenò lo misero cavaliere. Non ancora ripresosi da lo terrore, un altro piccione viaggiatore giunse ad avvertir che, appena fori da le mura, un’altra madama era appena giunta con la carovana da lo nord. E allora via, su lo carro con Picchio ed altri due omoni (Salvatore e Riccardo cuor d’ingegnere) a prelevar la dama che s’era già mostrata con l’unghie affilate e la lingua ancora più tagliente. Si fece ella rimirar con lo drappo arancio, e l’Occhidadonna fecero dimenticar l’arpia. Per pochi istanti. Perch’ella immantinente riprese co’ lo suo forbito tagliuzzar di voce. Lo fedele piccolo e Corto amico invece, non mordeva affatto. Allorché lo carro giunse a la magione, lo tavolo di mensa risultò imbandito. E a l’altri cavalieri de la tavola rettangolare s’eran già congiunti. All’istante la figura de lo Principe d’Oriente Gat-sù, si stagliò nell’aere e le sue gentili maniere diffusero luce in su l’altro regnante, lo Sovrano Ermanno da Sora, abbellito dai riflessi di sole di Monna Milena Regina d’Agropoli. Ne lo confine opposto, le amabili isolane col feudo non distante da la terra dei Ciclopi, Monna Christat e Monna Dickwoolf, allietavano, con le loro movenze e la loro suadente voce, lo resto de l’invitati.
Lo cibo si mostrò piacevole ma Occhidadonna preferì condire lo cibo suo con lo piccione viaggiatore. Mentre pittori e artisti coglievano ritratti tra le panche de la stanza.
Calici di vino si levarono al cielo e guance ardite si dipinsero di rosso.
E s’accesero in tutti allorché da lo regno veneto fece la sortita la Regina dei Folletti. L’incantatrice Autrice. La piccola Sim, abitante del bosco di latte. Col fedele genitore al seguito. Ella portò doni che allietarono li partecipanti tutti. Poi, come il soffio di vento l’aveva portata, un soffio la rapì.
La baldoria ebbe seguito fori da le stanze, in locande dove ancora cibo e ancora vino, riempirono le pance.
Al calar delle tenebre, la gozzoviglia proseguì con altri soldati di ritorno dalla guerra delle parole.
E non ebbe termine che quando le donzelle d’un altro oste non furon costrette a menar randelli per disperder la folla di quel gruppo che s’era unito e cementato e che non avea più la voglia di tornar al proprio varco, sul sentiero della propria abitazione.
Di Dylan
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Postato il Martedì, 27 novembre @ 13:20:27 CET di admin |
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